
La Fondazione Inarcassa che al suo interno conta oltre 170mila liberi professionisti, in relazione alla della Struttura di progettazione delle opere pubbliche fortemente voluta dal Demanio e da Investitala, è letteralmente sul piede di guerra.
Fondazione Inarcassa critica amaramente la decisione dello Stato di creare nuove strutture, soprattutto di questa entità, in quanto, come è già accaduto in passato, quest’investimento non sarebbe che un ennesimo spreco di denaro pubblico, senza considerare la possibile inefficienza, già dimostratasi in altri ambiti.
Il Presidente Franco Fietta è un fiume in piena e critica duramente questa intenzione governativa, sia sotto il punto di vista economico e finanziario, sia perché non lascerebbe spazio a chi si è sempre adoperato per portare a termine incarichi professionali, con dedizione e professionalità, a favore degli Enti statali. Sottolinea, inoltre, che anche in virtù del periodo che stiamo vivendo (pandemia covid-19) è davvero insensato porre in essere organi nati da “reminiscenza stataliste fuori dal tempo”, concludendo che lo Stato non ha mai dato prova di competenze e capacità nell’ambito della riqualificazione edilizia del Paese.
Ma il punto quale è?
Come è noto, con il decreto ministeriale n. 560 del 2017 è stato introdotto l’obbligo, a partire dal primo gennaio 2019, dell’utilizzo di metodi e di strumenti elettronici di modellazione, con riferimento alle opere di importo inizialmente pari o superiore a 100 milioni di euro, fino ad arrivare a ricomprendere, per gli anni successivi, quelle di importo inferiore, il cui termine decorre dal primo gennaio 2025.
Inoltre, all’interno dello stesso vengono disciplinati gli adempimenti preliminari delle stazioni appaltanti, il cui onere risulta quello di adottare un piano di formazione dei propri dipendenti, oltre a quello relativo alla acquisizione o manutenzione di sistemi hardware e software di gestione dei processi decisionali e informativi, senza escludere l’atto organizzativo che illustri il processo di controllo e gestione, e per concludere l’indicazione di tutti i gestori dei dati e la redazione di una relazione per la gestione dei conflitti.
Per la realizzazione di detti presupposti è previsto l’impiego di software il cui codice sorgente risulti aperto, quindi, open source, non protetto da copy rights e liberamente implementabile dagli utenti.
L’applicazione delle norme presenti all’interno di tale decreto risultava facoltativa solo per le stazioni appaltanti risultanti in regola con gli adempimenti preliminari.
Ed è con la Finanziaria del 2019 che il decreto ministeriale 560 del 2017 inizia ad esplicare i suoi effetti, ad iniziare dalla istituzione della Struttura di progettazione delle opere pubbliche il cui compito risulterà quello di realizzare la progettazione di beni ed edifici pubblici, escludendo quindi, l’affidamento di incarichi a soggetti estranei alla Struttura.
La neonata Struttura di progettazione delle opere pubbliche risulterà, quindi, un organo tecnico composto da circa 300 dipendenti (statali) dotati di specifiche competenze e dalle elevate capacità professionali. Inoltre, previa stipulazione di una specifica convenzione, avrà quale compito primario quello di redigere consulenze tecniche a favore di amministrazioni centrali ed enti territoriali, mentre in seconda istanza dovrà assistere questi ultimi durante le tutte le fasi di progettazione delle opere pubbliche.
Questo breve sunto risulta necessario per far comprendere in maniera pregnante la rabbia di numerosi professionisti del settore, i quali si trovano a dover competere con un organo statale che non lascia spazio alla concorrenza.
Gli appalti pubblici sono spesso, se non sempre, affidati a società di ingegneria e di progettazione private, quindi esterne all’amministrazione statale e questo comporta una sleale concorrenza per via della sottrazione dal mercato del lavoro di quote massicce di incarichi di consulenza professionale nel campo dell’edilizia.
A seguito delle tensioni nate presso gli ordini professionali delle relative categorie, il Parlamento non ha provveduto a porre in essere quanto di necessità al fine della organizzazione e del funzionamento riguardante la Struttura di progettazione delle opere pubbliche.
Con la legge 160 del 2019 (Legge di bilancio 2020) le disposizioni relative alla Struttura di progettazione delle opere pubbliche sono state ridisegnate e il finanziamento inizialmente previsto per la sua istituzione è stato ridotto da 100 milioni di euro a 5 milioni, mentre i fondi previsti per il biennio 2020-2021 sono stati definitivamente azzerati.
Pertanto il 2020 è iniziato con il progetto della Struttura di progettazione delle opere pubbliche ancora in essere, perlomeno sulla carta.
Ad oggi, l’ombra di questa massiccia struttura di progettazione governata dallo Stato continua a non far dormire sonni tranquilli a tutti i professionisti impiegati e abituati a svolgere per conto delle amministrazioni pubbliche incarichi che prima o poi verranno gestiti unicamente dall’interno, portando via una grossa fetta di mercato ai professionisti esterni alla Struttura di progettazione.